I cinesi vanno a coltivare la terra all’estero

Una terra migliore, più fonti d’acqua, un’aria più pulita. Aziende e imprenditori cinesi hanno cominciato a rivolgere la loro attenzione all’estero con l’obiettivo di trovare terreni coltivabili più vasti e prodotti agricoli migliori. Cercano occasioni in paesi come gli Stati Uniti, l’Australia, la Nuova Zelanda e l’Ucraina. Le loro nuove proprietà vanno dai vigneti francesi ai pascoli australiani fino alle fattorie ucraine. Gli investimenti agricoli esteri dei cinesi ormai si estendono in ogni parte del mondo e sono più diversificati di quanto si possa immaginare. La Cina, comunque, non è il paese che spende più soldi in quest’attività: gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Malesia e l’Arabia Saudita, per esempio, investono molto di più. Ma la Cina sta facendo grandi sforzi per recuperare lo svantaggio.

Negli investimenti agricoli all’estero gli imprenditori cinesi vedono grandi opportunità. Zhang, per esempio, ha deciso di andare negli Stati Uniti con l’obiettivo di ottenere prodotti “puliti”. Quest’imprenditore gestisce due grandi aziende agricole nello stato dello Utah e nutre le sue vacche da latte esclusivamente con l’erba medica prodotta nelle sue aziende. “Vogliamo portare in Cina il sole, la terra e le fonti d’acqua dell’America”, dice Zhang, che è pronto a importare nel suo paese d’origine anche i prodotti statunitensi più sani e sicuri.

Zhang non è il solo a essere interessato ai prodotti agricoli statunitensi. Brian B. Su, amministratore delegato dell’Artisan Business Group, una società di consulenza specializzata in investimenti internazionali, ha dichiarato in un’intervista che negli scorsi anni gli investimenti nei terreni agricoli e nel settore delle coltivazioni forestali statunitensi erano dominati dal Canada e dai Paesi Bassi, mentre oggi è in costante crescita il numero di investitori cinesi.

Secondo un servizio dell’emittente televisiva Nbc, nello stato di Washington ci sono un milione di ettari di terreni agricoli demaniali – adatti alla coltivazione di mais, grano, orzo, erba medica, foraggio, patate, soia e altro ancora – che hanno impianti di irrigazione completi e pronti per essere concessi a produttori agricoli disposti a coltivarli. Molti cinesi hanno comprato terreni proprio nello stato di Washington. Nella maggior parte dei casi non coltivano direttamente la terra, ma la cedono in affitto. A volte, invece, si tratta di “investitori migranti”, che approfittano dell’acquisto dei terreni per trasferirsi con la loro famiglia negli Stati Uniti.

I cinesi non guardano solo al Nordamerica. Molti sono interessati anche alle aziende agricole australiane e neozelandesi. Nel novembre del 2012 il gruppo Pengxin di Shanghai ha creato un fondo da un miliardo di yuan (circa 135 milioni di euro) per comprare sedici grandi allevamenti di mucche da latte in Nuova Zelanda, per un totale di ottomila ettari. In seguito la Pengxin ha fondato il caseificio Theland, dove produce latte e latte in polvere che rivende con il proprio marchio. Ora il gruppo ha deciso di comprare anche la S. Kidman & Co, che con i suoi centomila chilometri quadrati di pascoli rappresenta la più grande fattoria australiana. Il valore stimato è di 350 milioni di dollari australiani (circa 225 milioni di euro). I cinesi, inoltre, sono interessati al gruppo australiano Seafarms, che è alla ricerca di investitori stranieri e ha valutato 1,45 miliardi di dollari il suo allevamento di gamberi nel nordovest del paese. È invece attivo nel settore degli allevamenti ittici il gruppo Shanghai Zhongfu, che nel 2014 ha creato un fondo di 700 milioni di dollari australiani per avviare anche un’azienda specializzata nella coltivazione della canna da zucchero e del sorgo.

Come riferisce il Wall Street Journal, dai dati del consiglio australiano di revisione per gli investimenti stranieri (Firb) risulta che la Cina è ormai il paese con i maggiori investimenti nel settore agricolo del paese: 632 milioni di dollari australiani. “Ovviamente l’Australia non è in grado di soddisfare il fabbisogno della Cina, ma abbiamo prodotti di alta qualità che possono soddisfare le esigenze e il gusto della classe media cinese”, ha dichiarato Aaron Hood, fino allo scorso febbraio a capo dell’ufficio investimenti del gruppo Minderoo, che si occupa di agricoltura ed estrazioni minerarie.

Piantagioni in Tanzania
Gli investimenti agricoli della Cina all’estero interessano tutto il pianeta. Secondo il quotidiano statunitense Los Angeles Times molte aziende statali sono orientate a investire in Africa, in particolare nelle piantagioni intensive della Tanzania, del Senegal e dello Zambia. Le operazioni realizzate finora si concentrano sulle coltivazioni di riso, manioca e sesamo. Una parte della produzione è venduta sul mercato locale, mentre il resto viene esportato in Cina. Le aziende agricole più piccole, di solito, scelgono di affittare i terreni.

Alcune aziende hanno affittato terreni coltivabili anche sul confine tra Cina e Russia, dove usano manodopera cinese. Liu Jin, nome fittizio del presidente di un’azienda della provincia di Heilongjiang, gestisce 24mila ettari di terreno nell’estremo est della Russia. “Questo paese ha grandi appezzamenti non coltivati”, dice Liu Jin, “e ha un grande bisogno di persone come noi che sanno come coltivare la terra”.

Il paese dove gli investimenti sono più alti è l’Ucraina, che di fatto oggi è la più grande azienda agricola cinese. Nel 2013 la Xinjiang Production and Construction Corps ha firmato un accordo con l’ucraina Ksg Agro in base al quale centomila ettari di terreni coltivabili saranno assegnati alla Cina. Con quest’operazione l’Ucraina diventerà il più grande centro agricolo cinese all’estero, e la superficie dei terreni è destinata a crescere ulteriormente. L’accordo permetterà ai cinesi di coltivare e allevare bestiame sui terreni ucraini per i prossimi cinquant’anni.

L’Ucraina è per tradizione un grande paese agricolo. Importante centro per l’agricoltura già durante il periodo sovietico e ribattezzato “granaio d’Europa”, il paese continua a considerare questo settore la colonna portante dell’economia nazionale. L’Ucraina domina una vasta quota del mercato internazionale nell’Europa centrale grazie alla produzione di grano, mais, orzo e patate, ma ancora di più grazie ai prodotti derivati da barbabietole, lino e girasole. Un tempo era anche il centro di produzione di zucchero più grande dell’Unione Sovietica, e anche oggi in questo settore occupa una posizione chiave a livello mondiale. Secondo Taras Zhovtenko, analista del Centro ucraino per l’integrazione euro-atlantica, l’accordo con i cinesi “spalancherà all’Ucraina le porte del mercato agricolo del paese asiatico”.

Crescita vertiginosa
Secondo il documento intitolato Investimenti agricoli cinesi all’estero, redatto dal dipartimento per la collaborazione internazionale del ministero dell’agricoltura di Pechino, negli ultimi anni le acquisizioni che riguardano il settore agricolo all’estero sono cresciute vertiginosamente. Tra il 2010 e il 2014 hanno raggiunto un valore di 18,5 miliardi di dollari, con una forte crescita degli investimenti privati. Delle 443 aziende cinesi che hanno investito all’estero, 278 sono private e 161 sono imprese fondate insieme a soci stranieri. Dal documento si evince inoltre che il sudest asiatico, la Russia e alcuni paesi africani rappresenta- no le zone d’investimento più importanti, ma sono molto presenti anche i paesi in via di sviluppo africani e asiatici e l’Oceania.

Tuttavia, anche se sono in continua crescita, gli investimenti agricoli cinesi all’estero non sono sempre positivi. Delle 443 imprese esistenti, solo 359 lavorano liberamente. Le restanti subiscono diverse restrizioni da parte dei paesi che le ospitano e corrono forti rischi finanziari. A questi problemi si aggiungono le differenze culturali e altri fattori che in alcune situazioni portano alla sospensione dell’attività. Nel 2015, per esempio, il Chongqing Grain Group ha investito più di 17 miliardi di yuan (circa 2,3 miliardi di euro) in un progetto per la coltivazione di foraggio in Brasile, ma non ha ottenuto i documenti e le autorizzazioni ambientali da parte del governo locale ed è stata costretto a sospendere il progetto.

Il Zhongliang Group ha investito in Brasile, Argentina e in altri paesi per progetti che prevedono la coltivazione di soia, colza e mais su una superficie totale di oltre quattrocentomila ettari. In Brasile, per un progetto che prevede l’acquisto di terra per la coltivazione dei cereali, lo stoccaggio, la lavorazione e il trasporto al porto, il gruppo ha investito 17 miliardi di yuan. Ma anche qui, a causa del mancato ottenimento dei documenti e della valutazione d’impatto ambientale del governo centrale brasiliano, probabilmente l’azienda si vedrà bloccare due terzi degli investimenti per un lungo periodo. E chissà se il progetto vedrà mai la luce.

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