«Elementi irresponsabili»

Nikola Pašić
Nikola Pašić

«Città tranquilla gente in generale sembra indifferente», notò Sir George Bonham, il rappresentante britannico a Belgrado, in un lapidario dispaccio inviato a Londra la sera dell’11 giugno. La «rivoluzione» serba, riferiva il diplomatico, era stata «salutata con manifesta soddisfazione» dagli abitanti della capitale; il giorno successivo agli omicidi fu considerato «festivo, e le strade erano addobbate con bandiere». Si notava «una totale assenza di qualsiasi dignitoso rammarico». L’«aspetto più sorprendente» della tragedia serba, dichiarò Sir Francis Plunkett, collega di Bonham a Vienna, era la «straordinaria calma con cui era stata accettata l’esecuzione di un crimine così efferato».

Gli osservatori ostili vedevano in questa imperturbabilità una prova della spietatezza di una nazione per lunga tradizione assuefatta alla violenza e ai regicidi. In realtà, i cittadini di Belgrado avevano buone ragioni per accogliere con favore gli assassinii. I cospiratori affidarono immediatamente il potere a un governo provvisorio composto da tutti i partiti, e il parlamento venne prontamente riconvocato. Pietro Karadjordjevic venne richiamato dal suo esilio svizzero ed eletto re dall’assemblea. Venne reintrodotta, con alcune lievi modifiche, la Costituzione di forte impronta democratica del 1888, ora detta Costituzione del 1903. L’annoso problema della rivalità fra le dinastie serbe diventò ben presto un ricordo del passato. Il fatto che Karadjordjevic, il quale aveva passato la maggior parte della sua vita in Francia e in Svizzera, fosse un appassionato lettore di John Stuart Mill – da giovane aveva anche tradotto in serbo On Liberty – era un fattore di incoraggiamento per chi fosse di orientamento liberale.

Ancor più rassicurante fu il proclama che Pietro rivolse al popolo, poco dopo il suo ritorno dall’esilio, nel quale dichiarava l’intenzione di regnare come «il vero re costituzionale della Serbia». Il regno ora diventò un sistema autenticamente parlamentare, nel quale il sovrano regnava ma non governava. L’assassinio del primo ministro Cincar-Markovic (un favorito di Alessandro che si era distinto per la sua politica repressiva), avvenuta durante il colpo di Stato, era un chiaro segno che da quel momento in poi il potere politico sarebbe dipeso dal consenso popolare e dai partiti e non dalla buona volontà della Corona. I partiti politici potevano dedicarsi alla loro attività senza timore di rappresaglie, e la stampa era finalmente libera dalla censura, che era invece stata la norma sotto il governo degli Obrenovic. Si profilava la prospettiva di una vita politica nazionale maggiormente collegata alle esigenze popolari e più in sintonia con l’opinione pubblica: la Serbia era alle soglie di una nuova epoca della propria vita politica.

Ma se il colpo di Stato del 1903 risolse alcune questioni, creò peraltro nuovi problemi, che avrebbero fortemente pesato sugli eventi del 1914. Soprattutto, la rete cospirativa che si era formata per assassinare la famiglia reale non si sciolse, e rimase anzi una forza importante nella politica e nella vita pubblica serbe. Il governo provvisorio rivoluzionario formatosi il giorno successivo agli omicidi comprendeva quattro dei partecipanti alla cospirazione (fra i quali i ministri della Guerra, dei Lavori pubblici e dell’Economia) e sei esponenti dei partiti. Apis, ancora in convalescenza per le ferite riportate, venne formalmente ringraziato dalla Skupština per quello che aveva fatto, e assurse al rango di eroe nazionale. Il fatto che l’esistenza del nuovo regime dipendesse dall’opera sanguinaria dei cospiratori, assieme alla paura che la rete potesse essere ancora in grado di colpire, rese difficile l’emergere di critiche aperte. Dieci giorni dopo l’evento, un ministro del nuovo governo confidò al corrispondente di un quotidiano di ritenere «deplorevoli» le azioni degli assassini, ma di «non essere in grado di qualificarli apertamente in tali termini, per i sentimenti che ciò avrebbe potuto provocare nell’esercito, dal cui sostegno dipendono sia il trono sia il governo».

La rete dei regicidi era particolarmente influente a corte. «Finora», riferì l’inviato britannico Wilfred Thesiger da Belgrado nel novembre 1905, gli ufficiali congiurati «hanno costituito il più importante, e forse unico, sostegno di Sua Maestà»; la loro rimozione avrebbe lasciato la Corona «priva di partiti sulla cui devozione o anche solo amicizia poter contare». Non c’era quindi da stupirsi se, cercando chi potesse accompagnare suo figlio, il principe ereditario Giorgio, in un viaggio in Europa, nell’inverno del 1905 re Pietro non scegliesse altri che Apis, appena uscito da una lunga convalescenza e con ancora in corpo tre delle pallottole che lo avevano colpito nella notte degli omicidi. Il principale ideatore del regicidio venne quindi incaricato di assistere il prossimo re Karadjordjevic nel corso di tutta la sua educazione da principe. Alla fine, Giorgio non diventò mai re, poiché nel 1909 uccise a furia di calci il suo cameriere, autoescludendosi così dalla successione al trono serbo.

Il rappresentante austriaco a Belgrado poté così riferire, con una lieve esagerazione, che il re, anche dopo essere stato eletto dal parlamento, rimaneva «prigioniero» di coloro che lo avevano portato al potere. «Il re è una nullità», affermò alla fine di novembre un alto funzionario del ministero degli Esteri austriaco. «La situazione è interamente in mano agli uomini dell’11 giugno». I cospiratori usarono questo strumento di pressione per assicurarsi i più ambiti incarichi nell’esercito e nel governo. Gli ufficiali addetti all’amministrazione regia appena nominati provenivano tutti dalle file dei cospiratori, così come gli ufficiali d’ordinanza e il capo del dipartimento postale del ministero della Guerra, e il gruppo dei cospiratori era in grado di influenzare le nomine nell’esercito, comprese quelle relative ai gradi più elevati. Approfittando dell’udienza di cui godevano presso il sovrano, potevano esercitare la propria influenza anche su questioni politiche di portata nazionale.

Precedente Panchine ispirate ai capolavori della letteratura inglese Successivo United Airlines lancia l'app per la scansione del passaporto