Il matrimonio concordatario: il rapporto tra giurisdizione canonica e giurisdizione civile

La sede della Corte di Cassazione a Roma
La sede della Corte di Cassazione a Roma

1. Premessa

Con dichiarazione di nullità del sacramento del matrimonio si intende quel riconoscimento legale ad opera del tribunale ecclesiastico che, in virtù del diritto canonico, riconosce la nullità del sacramento del matrimonio.

Comunemente si parla di “annullamento della Rota”, ma tecnicamente si tratta di un “riconoscimento di nullità”. Infatti secondo la dottrina cattolica il matrimonio è uno e inscindibile, pertanto non possono sussistere motivi di annullamento o risoluzione del matrimonio stesso. Se invece viene verificata ex post la sussistenza di una causa di nullità, tale da viziare la validità del matrimonio contratto, il tribunale riconosce la nullità del vincolo e dichiara lo scioglimento dei coniugi dai diritti e dagli obblighi di coniugio.

Per intentare una causa di nullità matrimoniale, uno dei due coniugi deve rivolgersi ad un tribunale ecclesiastico; in genere il tribunale a cui rivolgersi è il tribunale diocesano (o meglio uno dei 18 tribunali regionali individuati dalla Conferenza episcopale italiana competenti per le cause di nullità matrimoniale).

Il primo tribunale a cui ci si rivolge viene chiamato tribunale di primo grado.

Il coniuge che inizia la causa (chiamato “attore”) può scegliere il tribunale a cui rivolgersi in base a quattro criteri:

  • il tribunale del luogo dove fu celebrato il matrimonio;
  • il tribunale del luogo di domicilio dell’attore;
  • il tribunale del luogo di domicilio dell’altro coniuge (chiamato “convenuto”);
  • il tribunale del luogo dove di fatto si dovrà raccogliere la maggior parte delle prove.

I vari motivi di nullità sono contemplati dal codice di diritto canonico e possono così riassumersi: l’impotenza (can. 1084 c.i.c.); incapacità per insufficiente uso di ragione (can. 1095 n. 1 c.i.c.); incapacità per difetto di discrezione di giudizio (can. 1095 n. 2 c.i.c.); incapacità per cause di natura psichica (can. 1095 n. 3 c.i.c.); ignoranza (can. 1096 c.i.c.); errore (can. 1097 § 1 e § 2 c.i.c.); dolo (can. 1098 c.i.c.); Simulazione (can. 1101 c.i.c.); condizione (can. 1102 c.i.c.); Violenza e timore (can. 1103 c.i.c.).

Si tratta di una vera e propria procedura giudiziale.

La dichiarazione di nullità di un matrimonio religioso o concordatario si ottiene attraverso una procedura che si svolge dinanzi ai Tribunali ecclesiastici competenti.

Questo procedimento è composto dalle seguenti fasi: introduzione della causa, fase istruttoria, fase decisoria.

  1. Introduzione della causa, consta di un libellum introduttivo, di una citazione, e di una contestazione della lite;
  2. Fase istruttoria, costituitosi il rapporto processuale, dopo la contestazione della lite, inizia la fase istruttoria, destinata alla acquisizione delle prove, al fine di provare i fatti inerenti la causa di nullità. Questa fase si sostanzia in : acquisizione delle prove, pubblicazione degli atti, discussione della causa.Il giudice dopo aver acquisito le prove, prima della discussione della causa, procede alla pubblicazione degli atti (si tratta dell’ultimo momento in cui il giudice consente alle parti di prenderne visione, per garantire il diritto di difesa, ciò non toglie che anche prima di tale momento il giudice possa procedere alla pubblicazione degli atti).La pubblicazione degli atti avviene con decreto da parte del giudice, per mezzo del quale alle parti e ai loro avvocati è data la facoltà di prenderne visione.

    Per evitare pericoli gravissimi, il giudice può stabilire che qualche atto non sia reso noto alle parti, garantendo comunque che rimanga impregiudicato il diritto di difesa.

    La discussione della causa, ha luogo quando: le parti dichiarano di non aver più nulla da addurre, il tempo utile stabilito dal giudice per produrre le prove è trascorso, il giudice dichiara di ritenere la causa sufficientemente istruita. Anche tale conclusione avviene attraverso un decreto da parte del giudice.

    Fatta la conclusio in causa, il giudice stabilisce un congruo spazio di tempo perché sia predisposto, se del caso, il sommario degli atti, e siano presentate per iscritto le difese e osservazioni.

    Le difese delle parti prendono il nome di restrictus, quelle del difensore del vincolo, animadversiones. (Tali difese scritte risultano fondamentali per un eventuale processo di delibazione della sentenza pro nullitate eventualmente pronunciata.

  3. Fase decisoria, avviene dopo la discussione della causa.La decisione viene adottata in una riunione del collegio giudicante, per pronunciare una sentenza pro nullitate, si dovrà aver acquisito la cosiddetta certezza morale.La sentenza canonica di nullità pronunciata dal tribunale ecclesiastico di prima istanza acquisisce stabilità quando consegua la cosiddetta doppia conforme, cioè sia confermata con una sentenza o un decreto dal Tribunale canonico di appello.

    Quest’ultima decisione deve essere sottoposta al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, chiamato a sancire l’esecutività della decisione canonica, come il supremo organo di controllo ecclesiastico.

La dispensa da matrimonio rato e non consumato nella Chiesa Cattolica viene concessa dal Pontefice nei casi in cui sia stato accertato che il matrimonio, malgrado la corretta celebrazione, non sia stato poi consumato attraverso l’atto coniugale.

La procedura prevede che il vescovo diocesano, dopo aver ricevuto la richiesta, proceda all’istruttoria per accertare se esistano i requisiti per la concessione della dispensa, che scioglie il matrimonio. Gli accertamenti riguardano:

  • la mancata consumazione: la consumazione del matrimonio, secondo il diritto canonico, avviene quando gli sposi compiono l’atto coniugale in modo libero e consapevole; non basta che ci sia stato un rapporto fisico completo tra i due dopo la celebrazione delle nozze, è necessario che tale rapporto sia stato libero e consapevole. Ad esempio, non costituisce consumazione un rapporto estorto con la forza o compiuto sotto l’effetto di sostanze come alcol o droghe;
  • l’esistenza di una giusta causa per la dispensa: infatti il matrimonio, pur non consumato, è stato celebrato regolarmente, è dunque valido e prima di scioglierlo la Chiesa vuole verificare l’opportunità di questa decisione. Lo scioglimento in questo caso non è mai un diritto dei coniugi (come invece avviene nella dichiarazione di nullità del sacramento del matrimonio), ma una grazia concessa dall’autorità.

Dopo aver compiuto l’istruttoria diocesana, la procedura diventa di competenza della Curia romana: il fascicolo viene trasmesso dapprima all’apposito ufficio presso il Tribunale della Rota Romana e successivamente passa alla Segreteria di Stato per la firma del Papa, che è l’unico in grado di concedere la dispensa (che è un provvedimento di carattere amministrativo concesso dal Pontefice con un provvedimento di “grazia”).

Le cause di scioglimento hanno dunque la configurazione dei procedimenti amministrativi anche se in parte presentano – specialmente nella fase istruttoria – una serie di formalità tipiche delle procure giudiziali.

2. I giudizi in materia matrimoniale

I giudizi in materia di matrimonio concordatario rientrano nella giurisdizione del giudice statale o ecclesiastico secondo criteri di ripartizione stabilite dalla normativa concordataria.

La giurisdizione dello Stato sul matrimonio concordatario riguarda:

  • le controversie inerenti la validità e l’efficacia della trascrizione civile;
  • la delibazione delle sentenze ecclesiastiche di nullità;
  • la separazione personale dei coniugi.
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