Introduzione allo studio del Diritto ecclesiastico

Giuseppe Vasi - Collegio Ecclesiastico a Ponte Sisto

Giuseppe Vasi – Collegio Ecclesiastico a Ponte Sisto

1. Nozione ed oggetto del Diritto ecclesiastico

Il Diritto ecclesiastico è quel ramo del Diritto pubblico costituito dall’insieme delle norme giuridiche che disciplinano il fenomeno religioso nella sua dimensione sociale.

Con il concetto di fenomeno religioso s’intende il complesso di atti e fatti che attengono alla dimensione religiosa, o più in generale, spirituale, della persona umana.

Il fenomeno religioso non attiene integralmente dal diritto, se non nei limiti in cui tali atti e fatti si esprimono e manifestano nella realtà sociale.

La dimensione sociale del fenomeno religioso costituisce, infatti, l’oggetto peculiare del Diritto ecclesiastico.

Le ragioni dell’interesse del diritto in materia sono molteplici e saranno meglio analizzate quando affronteremo il tema del cosiddetto favor religionis, cioè dell’atteggiamento di favore dell’ordinamento giuridico italiano in materia religiosa.

Per il momento basti riflettere, in generale, sui profili d’interesse del diritto nei confronti di tale dimensione dell’esperienza umana. Innanzitutto, la considerazione della “specificità” del fatto religioso che si traduce in un’adeguata protezione e tutela della sua modalità d’espressione. Poi nella predisposizione di garanzie per impedire che il fatto religioso possa costituire motivo di discriminazione nel godimento dei diritti.

Alla luce di quanto sopra, può dirsi poi che l’esperienza religiosa giuridicamente rilevante è considerata dal Diritto ecclesiastico sotto vari profili:

  1. individuale: la libertà religiosa del singolo;
  2. collettivo: la libertà religiosa nelle formazioni sociali, dalla famiglia alle comunità religiose;
  3. istituzionale: la libertà religiosa delle istituzioni, Chiese o Confessioni religiose.

2. I rapporti tra il Diritto ecclesiastico e le altre discipline giuridiche

Chiarito, sia pure in via sintetica, la nozione e l’oggetto del Diritto ecclesiastico, passiamo ora ad analizzarne una della caratteristiche principali, la cosiddetta “trasversalità”.

Con tale espressione si fa riferimento alla peculiare idoneità del Diritto ecclesiastico di intersecarsi con altri rami del diritto mantenendo, comunque, la sua autonomia scientifica e didattica.

La ragione di tale carattere è legata alla circostanza che la religione nell’ordinamento giuridico italiano – come avremo modo di vedere in seguito – rileva sotto diverse angolature, che, a loro volta, sono oggetto di disciplina di altre branche del diritto, sia pubblico che privato.

Verifichiamo le ragioni della rilevanza di tali discipline per lo studio e l’approfondimento del Diritto ecclesiastico.

Diritto ecclesiastico e Diritto costituzionale

La Costituzione contiene diverse norme che, direttamente o indirettamente fanno riferimento al fatto religioso:

  1. art. 2: il riconoscimento e la garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità;
  2. art. 3: il divieto di discriminazione fra cittadini per motivi religiosi;
  3. art. 8, comma 1, e art. 19: la libertà religiosa istituzionale, individuale e collettiva;
  4. art. 20: il divieto di discriminazione per istituzioni ed associazioni aventi carattere ecclesiastico e fine di religione e di culto;
  5. art. 7, comma 1, e art. 8, comma 2: il diritto delle confessioni religiose di organizzarsi autonomamente;
  6. art. 7, comma 2, e art. 8, comma 3: la regolamentazione dei rapporti fra Stato e confessioni religiose attraverso la previsione di peculiari procedimenti di produzione normativa.

Oltre quelle concernenti i diritti di libertà fondamentali nelle diverse dimensioni di cui sopra, le tematiche costituzionali – ecclesiasticamente rilevanti – sono, inoltre: le fonti del diritto ed il sistema della giustizia costituzionale, dato il rilevante ruolo assunto dalla Corte Costituzionale nella nostra disciplina.

Diritto ecclesiastico e Diritto amministrativo

Il rapporto tra tali discipline è attualmente meno incisivo che rispetto al passato.

Intanto possiamo dire che alla luce dei principi costituzionali in materia religiosa, le Confessioni religiose godono di uno status di autonomia istituzionale che li rende “soggetti esterni all’amministrazione statale” e, dunque, sottratti a controlli statali. Sotto il profilo soggettivo, ad esempio, gli enti ecclesiastici sono sottoposti alla disciplina confessionale di riferimento.

Diritto ecclesiastico e Diritto penale

L’esigenza di tutelare anche in via sanzionatoria gli interessi religiosi dei cittadini è espressa dalla previsione normativa di alcune fattispecie penali che puniscono i comportamenti lesivi di tali interessi.

La materia si è di recente sensibilmente modificata, in forza di interventi sia da parte del legislatore che della giurisprudenza, che si sono resi necessari per adeguare la disciplina penalistica del Codice Rocco del 1930 al contesto normativo introdotto con l’entrata in vigore della Costituzione Italiana: e cioè ai principi di laicità e di uguaglianza e libertà delle Confessioni religioni e dei cittadini.

I reati oggetto di tale evoluzione normativa legislativa e giurisprudenziale sono i seguenti:

Recentemente, poi, l’ordinamento italiano si è arricchito di nuove fattispecie penali come quelli introdotti dalle leggi che puniscono gli atti di discriminazione, violenza e provocazione alla violenza per motivi etnici e religiosi, anche nella forma della istigazione:

Diritto ecclesiastico e Diritto civile

Molti i concetti ed i modelli giuridici mutuati dal Diritto civile, nella disciplina unilaterale e bilaterale, del fenomeno religioso:

  1. i concetti di capacità giuridica e capacità d’agire;
  2. il concetto di persona giuridica per lo studio degli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti (ad esempio, requisiti e procedure di riconoscimento, regime di pubblicità);
  3. il matrimonio civile (paradigma per valutare la compatibilità dell’ordinamento giuridico italiano con la disciplina matrimoniale confessionale);
  4. la proprietà e gli altri diritti reali;
  5. i contratti;
  6. le successioni.

Diritto ecclesiastico e Diritto internazionale

La rilevanza del Diritto internazionale nell’ambito della disciplina ecclesiasticistica riguarda i seguenti profili:

  1. la libertà religiosa e di coscienza: esse, infatti, sono oggetto di numerose convenzioni e trattati internazionali, ratificate dallo Stato Italiano.Lo studio del Diritto internazionale fornisce, così, le categorie ed i concetti di trattato, accordo, convenzione ecc, nonché la conoscenza degli strumenti e dei meccanismi di adattamento dell’ordinamento interno a quello internazionale:
    1. la legge di esecuzione;
    2. la clausola cosiddetta di adattamento automatico alle norme del Diritto internazionale generalmente riconosciute (art. 10, comma 1, Cost.).
  2. la soggettività giuridica internazionale della Santa Sede e lo Stato Città del Vaticano:
    1. i Patti Lateranensi (Trattato e Concordato) utilizzano qualificazioni e concetti propri del Diritto internazionale;
    2. per l’Accordo di revisione del Concordato le norme applicabili sono quelle stabilite per la formazione e la stipulazione delle consuetudini e delle regole internazionali e quelle previste in materia dalla Costituzione Italiana (art. 75, comma 2,; artt. 80 e 87, comma 8);
    3. lo Stato Città del Vaticano dove la Santa Sede esercita la propria sovranità, in modo pieno ed esclusivo e con le garanzie formulate, ivi compresa la extraterritorialità riconosciuta ad alcuni immobili sede di organismi della Santa Sede, ma ubicati nel territorio italiano (art. 15, Trattato). Inoltre, la condizione di enclave dello SCV, si riflette giuridicamente nella previsione di una regolamentazione di rapporti molto stretti con l’ordinamento italiano, secondo regole e procedure proprie del Diritto internazionale. In particolare:
      1. regime di sorveglianza dei confini territoriali (Regime di Piazza San Pietro);
      2. estradizione;
      3. garanzie reali e personali;
      4. trasporti;
      5. allacciamenti a servizi pubblici (acqua, energia elettrica);
      6. commercio;
      7. stazioni ed emittenti radiofoniche;

Diritto ecclesiastico e Diritti confessionali

L’ordinamento giuridico italiano, senza rinunciare alla propria funzione di garante dell’eguaglianza e dei diritti dei cittadini, nel rispetto della libertà di coscienza e religione dei soggetti, riconosce rilevanza alle norme confessionali sia per quanto attiene alla identità organizzativa e strutturale delle confessioni sia, con riguardo a determinate materie, a norme e valori espressi dalle realtà confessionali, se compatibili con i principi fondamentali dell’ordinamento:

  1. Diritto canonico: attraverso gli strumenti del rinvio e presupposizione assumono giuridica rilevanza nell’ordinamento italiano norme canoniche riguardati le seguenti principali tematiche:
    1. le persone fisiche (chierici, religiosi);
    2. matrimonio canonico civilmente riconosciuto;
    3. gli enti ecclesiastici;
    4. patrimonio storico-artistico.
  2. Diritto delle confessioni cristiane non cattoliche, per la comprensione delle rispettive Intese;
  3. Diritto ebraico, per la comprensione dell’Intesa siglata dallo Stato Italiano con l’Unione delle Comunità Ebraiche;
  4. Diritto islamico: di rilevanza attuale, in seguito alla presenza di immigrati di religione musulmana;
  5. nuovi movimenti religiosi.

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