La libertà religiosa

Giuramento dei primi giudici costituzionali (15/12/1955)
Giuramento dei primi giudici costituzionali (15/12/1955)

1. Cenni storici

La libertà religiosa nasce storicamente come diritto dei credenti di professare liberamente la propria religione, senza impedimenti o costrizioni da parte di soggetti, sia pubblici (le autorità pubbliche) sia privati (individui, famiglie, gruppi sociali).

Il problema della libertà religiosa nasce, precisamente, con l’avvento della religione cristiana, che introduce il principio della separazione tra sfera religiosa e politica (“Date a Cesare quel che è di Cesare ed a Dio quello che è di Dio”), e, dunque, tra autorità religiosa ed autorità politica, tra legge morale e legge civile, ponendo “le premesse perché sorgesse dinnanzi all’autorità politica il diritto a non essere costretti ad agire contro la propria coscienza”.

A partire dall’Editto di Costantino del 313 d.C. – con il quale il cristianesimo venne proclamato religio licita – la libertà religiosa si è sviluppata lentamente ma progressivamente in considerazione dei contesti storico-politico-culturali di riferimento:

a) Epoca medioevale

La struttura “monista” tipica della società medievale impedì l’insorgere di un problema di libertà religiosa. Nella Respublica gentium christianorum, infatti, la sfera religiosa e quella politica coincidevano: “Gli infedeli, come allora si chiamavano i non-cristiani, erano fuori dell’impero. Unica eccezione fu quella degli ebrei: meramente tollerati quando non perseguitati. D’altra parte la pur dolorosa questione delle eresie medioevali si configurò e si risolse come un problema disciplinare all’interno della chiesa”.

b) Epoca Moderna

Con la Riforma Protestante si “spezza” l’unità politico-religiosa dell’Europa medioevale: alla pluralità degli Stati corrisponde la pluralità delle chiese – e di quelle cristiane in particolare – le quali, assumono denominazioni diverse, ponendo così un problema di convivenza tra le medesime (cosiddetto pluralismo religioso). Sul piano politico tale situazione si traduce – anche giuridicamente – nella rivendicazione da parte dei credenti della libertà di scegliere e professare la propria fede religiosa, libertà che, comunque, verrà riconosciuta come diritto positivo dagli Stati decisamente più tardi.

Il primo documento giuridico attinente alla libertà di religione in età moderna può essere considerato la pace di Augusta del 1555, detta anche pace di religione. Questa pace sanciva ufficialmente la divisione di fatto della Germania tra cattolici e luterani, sancendo il noto principio del “cuius regio eius religio” (cioè “Di chi è la regione, di lui si segua la religione”), quindi l’obbligo per i sudditi di seguire la confessione religiosa del proprio sovrano. Per certi aspetti la pace può considerarsi come un atto di tolleranza, nella misura in cui riconobbe ai principi la possibilità di scelta tra religione cattolica e religione luterana, mentre attribuì ai sudditi non appartenenti alla religione del sovrano il diritto-dovere di trasferirsi in un altro Stato in cui la propria fede fosse legittima. Nella sostanza fu un atto di intolleranza, giacché fu un atto che mirava a ricostituire con la forza della legge la struttura monista, giacché affermava il diritto dello Stato di penetrare nell’intimo della coscienza col conseguente potere di decidere su ciò che i sudditi avessero dovuto credere o non credere.

Solo, infatti, nel XVIII sec. con l’affermarsi del costituzionalismo e dei diritti fondamentali della persona umana, il diritto alla libertà religiosa venne positivamente proclamato. All’avanguardia in questo senso è stata l’esperienza giuridica delle comunità politiche nordamericane, quelle che poi avrebbero dato vita agli Stati Uniti d’America, caratterizzate da un accentuato pluralismo religioso, in parte dovuto proprio alle consistenti migrazioni dall’Europa dovute proprio alle persecuzioni religiose.

c) Epoca Contemporanea

Le convenzioni e le dichiarazioni internazionali completano poi il processo di positivizzazione della libertà religiosa. Ne ricordiamo alcune:

  1. Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali stipulata a Roma il 4 novembre 1950;
  2. Dichiarazione per l’eliminazione di tutte le forme di intolleranza e di discriminazione fondate sulla religione o il credo;
  3. Trattato sull’Unione europea stipulato a Maastricht il 7 febbraio 1992;
  4. Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea firmata a Nizza il 7 dicembre 2000.
  5. Trattato di Lisbona, 1 dicembre 2009: l’art. 6 riconosce i diritti, le libertà e i principi sanciti dalla Carta di Nizza (a quest’ultima viene riconosciuto lo stesso valore dei Trattati).

A tali interventi normativi si aggiunga la giurisprudenza in materia sia della Corte di giustizia delle Comunità europee sia quella della Corte Europea dei diritti dell’uomo.

Precedente Lo Stato e le Confessioni acattoliche Successivo Il matrimonio concordatario