Il matrimonio concordatario

2. La disciplina vigente del matrimonio canonico con effetti civili. La trascrizione (Procedura per il riconoscimento degli effetti civili del matrimonio).

Il matrimonio canonico può acquistare piena efficacia giuridica anche di fronte allo Stato, tramite la sua trascrizione nei registri dello stato civile, ai sensi delle speciali disposizioni contenute nell’Accordo tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, stipulato in Roma il 18 febbraio 1984 (ratificato dal Parlamento italiano con la legge n. 121 del 25 marzo 1985), a modifica delle loro precedenti bilaterali intese in materia matrimoniale di cui al Concordato Lateranense, stipulato sempre in Roma nel 1929: di qui, appunto, la denominazione di «matrimonio concordatario». Prima del 1929 era quindi necessario, per chi avesse voluto un matrimonio produttivo di effetti sia per la Chiesa che per lo Stato, procedere a due distinte celebrazioni matrimoniali: l’una in forma religiosa e l’altra in forma civile.

Tuttavia, detta trascrizione non segue in maniera automatica la celebrazione del matrimonio canonico, ma necessita – ai sensi del citato Accordo di revisione del 1984 – di un’espressa richiesta da parte di almeno uno degli sposi al momento della celebrazione; ne consegue che essi, se lo desiderano, possono celebrare il matrimonio anche in forma esclusivamente canonica, svincolato da qualsiasi effetto giuridico in ambito statale.

Inoltre, la richiesta di trascrizione può essere inoltrata anche posteriormente alle nozze e senza limiti di tempo (cosiddetta “trascrizione tardiva”) da parte di entrambi i coniugi ovvero di uno solo di essi, ma con la conoscenza e senza l’opposizione dell’altro, sempre che entrambi abbiano ininterrottamente conservato la stato libero dal momento della celebrazione fino a quello della richiesta della trascrizione stessa. In tal caso gli effetti della trascrizione retroagiscono al momento della celebrazione. A differenza di quanto avveniva nella vigenza del precedente regime concordatario, non è ammessa la trascrizione tardiva dopo la morte di uno dei coniugi ad iniziativa del coniuge superstite, tranne che questa sopraggiunga dopo che la relativa richiesta sia stata già inoltrata all’ufficiale dello stato civile.

Si distingue la trascrizione ordinaria, da quelle ritardata e tardiva. Esaminiamole.

I) Trascrizione ordinaria

Essa consta di varie fasi (art. 8 Acc.):

  1. La richiesta delle pubblicazioni civile;
  2. La celebrazione religiosa e relativi adempimenti contestuali e successivi:
    • lettura degli articoli del Codice Civile (art. 143, 145, 147): viene effettuata dal celebrante agli sposi al termine del rito nuziale, affinché gli stessi abbiano opportuna informazione circa i diritti e i doveri coniugali, così come disciplinati dalla legislazione statale;
    • redazione dell’atto matrimoniale in duplice originale;
    • trasmissione di un originale dell’atto stesso all’Ufficio dello Stato Civile.

A) Le pubblicazioni civili

Si tratta delle pubblicazioni nella casa comunale. Diversa è la funzione di tali pubblicazioni rispetto a quelle canoniche: le prime hanno la funzione di accertare che nulla osta a che, mediante la trascrizione, il matrimonio canonico acquisti effetti civili (art. 91 ss c.c.); le seconde, invece, che nulla osti alla celebrazione in base al diritto della Chiesa.

Tali accertamenti sono di competenza dell’Ufficiale dello Stato Civile del luogo di residenza dei nubendi: se la residenza è in luoghi diversi, la richiesta delle pubblicazione va inoltrata agli Uffici del luogo di residenza di entrambi. Oltre che dagli sposi, la richiesta di pubblicazione può essere fatta anche dal parroco dinanzi al quale il matrimonio verrà celebrato.

Le pubblicazioni vengono effettuate, mediante affissione alla porta della casa comunale per un periodo non inferiore ad otto giorni e comprendente due domeniche.

Effettuate le pubblicazioni senza che gli sia stata notificata alcuna opposizione né gli risulti alcun impedimento alla trascrizione, l’ufficiale dello stato civile rilascia il certificato di nulla osta, in base al quale dovrà comunque procedere alla trascrizione, una volta ricevuto l’atto di matrimonio canonico, anche qualora frattanto fosse risultato qualche impedimento alla trascrizione (in questo caso non resta che procedere all’impugnazione della trascrizione, una volta che essa abbia avuto luogo).

Qualora invece nel corso delle pubblicazioni si abbia opposizione al matrimonio (art. 103 c.c.), o comunque risulti l’esistenza di un impedimento alla trascrizione, l’ufficiale di stato civile non rilascerà il certificato di nulla osta, e sull’opposizione si pronuncerà il giudice civile, che deciderà solo se si tratta di opposizione fondata sulle cause indicate dall’art. 8, n. 1 del testo dell’Accordo, alle lett. a) e b), nonché dall’art. 4 del Protocollo addizionale, lett. a). Nel caso che risulti l’esistenza di un impedimento alla trascrizione, in riferimento ad uno dei casi previsti dalle disposizioni concordatarie ora ricordate, l’ufficiale dello stato civile non dà il certificato di nulla osta, rilasciando invece un’attestazione delle eseguite pubblicazioni e di quanto da esse è risultato.

La mancanza del certificato di nulla osta impedirà la trascrizione del matrimonio canonico agli effetti civili, ma ovviamente non osterà alla sua celebrazione, stante l’autonomia dell’ordinamento canonico e di quello statuale. In questo caso si avrà un matrimonio canonico destinato a restare privo di effetti civili.

B) La celebrazione religiosa

La normativa, poi, prevede che subito dopo la celebrazione del rito, il parroco o il suo delegato, spiegherà ai contraenti gli effetti civili del matrimonio, dando lettura degli articoli del Codice civile (143, 145 e 147) sui diritti e i doveri dei coniugi (l’omessa lettura non impedisce, comunque, la trascrizione del matrimonio, rilevando eventualmente quale causa di nullità della trascrizione medesima). Segue la redazione dell’atto di matrimonio in duplice originale (uno per l’archivio parrocchiale; l’altro da consegnare all’Ufficiale dello Stato Civile), con le dichiarazione consentite secondo la legge civile:

  • legittimazione dei figli naturali per susseguente matrimonio dei genitori;
  • riconoscimento dei figli naturali;
  • scelta del regime patrimoniale (ad esempio, la separazione dei beni).

La fase successiva concerne la trasmissione dell’originale dell’atto all’Ufficiale dello Stato Civile con la richiesta di trascrizione da parte del parroco o altro sacerdote delegato ovvero Ordinario del luogo, entro 5 giorni dalla celebrazione canonica (l’omissione comporta una forma di responsabilità del sacerdote dinnanzi all’autorità ecclesiastica per dolo o negligenza; e per responsabilità aquiliana per i danni causati agli sposi per la omessa trascrizione).

Entro le 24 ore dal ricevimento dell’atto di matrimonio l’ufficiale provvederà poi alla trascrizione nei registri dello stato civile: dell’avvenuta trascrizione e della sua data dovrà essere data comunicazione al parroco.

Il procedimento ordinario di trascrizione sopra descritto si qualifica anche con l’espressione trascrizione cosiddetta tempestiva.

II) Trascrizione tardiva

Tale tipologia di trascrizione presenta il carattere dell’eccezionalità: con essa si fa rifermento a quel tipo di trascrizione che si verifica anche molti anni dopo la celebrazione canonica del matrimonio, purché ricorrano determinate condizioni: è previsto, infatti, che i coniugi:

  • abbiano conservato ininterrottamente lo stato libero dal momento della celebrazione a quello della richiesta;
  • siano ancora vivi;
  • presentino la richiesta congiuntamente (è possibile anche da parte di uno di essi, ma con la conoscenza e senza l’opposizione dell’altro);
  • ricorrano, altresì, le altre condizioni previste dalla normativa concordataria (art. 8, n.1, lett. a e b, art. 4, lett. a Protocollo).

Gli effetti che si produrranno opereranno ex tunc, fatti salvi i diritti legittimante acquisiti dai terzi.

III) Trascrizione ritardata

È la trascrizione del matrimonio canonico di cui non siano state effettuate, prima della celebrazione, le pubblicazioni civili.

Con l’entrata in vigore delle nuove disposizione dell’Accordo del 1984 la possibilità di trascrivere nei registri dello stato civili i matrimoni canonici per i quali non si fosse preceduto previamente alle preliminari pubblicazioni civili fu al centro di una delicata questione interpretativa.

Accadde cioè che alcuni Ufficiali dello stato civile, “argomentando dalla pretesa intervenuta abrogazione implicita della legge matrimoniale per effetto della entrata in vigore delle nuove disposizioni concordatarie, si rifiutarono di procedere alla trascrizione di matrimoni canonici per i quali non fossero state previamente effettuate le prescritte pubblicazioni civili”. In base, infatti, all’art. 13 della legge 847/1929, la trascrizione del matrimonio canonico celebrato senza l’effettuazione delle pubblicazioni civili, può egualmente avere luogo purché sia stato accertato che non ricorra alcuna delle cause d’intrascrivibilità previste dalla legge. Sulla base di questa disposizione, quindi, l’ufficiale dello Stato civili procede ai relativi accertamenti successivamente alla ricezione dell’atto di matrimonio (richiesta di documenti, affissione alle porte della casa comunale) diretti a verificare che nulla osti alla trascrizione del matrimonio stesso nei registri dello stato civile, e, dunque, al rilascio del relativo certificato.

La questione dell’accennato rifiuto degli Ufficiali dello stato civile è stata risolta in dottrina, considerando il medesimo rifiuto destituito di ogni fondamento giuridico per due motivi:

  1. la legge matrimoniale (n. 847/1929) citata non è stata abrogata né direttamente né indirettamente dalle nuove disposizioni concordatarie, “per cui essa rimane in vigore in quanto applicabile fino all’emanazione di una nuova legge matrimoniale”;
  2. l’art. 4 Acc. stabilisce che sono riconosciuti agli effetti civili i matrimoni “a condizione che l’atto relativo sia trascritto nei registri dello stato civile, previe pubblicazioni civili nella casa comunale: dal che si evince che la legge richiede solo che le pubblicazioni civili siano effettuate prima della trascrizione, nulla disponendo in ordine alla loro eventuale precedenza rispetto alla stessa celebrazione canonica”.

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