Sadiq Khan

“Sarò il miglior sindaco possibile di Londra”. Alla vigilia della sua elezione a sindaco della capitale, Sadiq Khan sembrava confermare il ritratto che ne davano i suoi avversari: sicuro di sé fino all’arroganza. “Non perde mai”, ha detto uno dei suoi consiglieri ricordando il passato da pugile di Khan. Eppure quando quest’uomo tarchiato dai capelli brizzolati e dagli occhi felini ha preso la parola sotto la pioggia davanti a una sessantina di persone a Bexley, nella zona metropolitana di Londra, per difendere uno spazio verde minacciato da un progetto immobiliare, la sua empatia, il suo carisma e la sua eloquenza sono emersi chiaramente.

“Essere figlio d’immigrati pachistani e sentirsi a proprio agio vi pare un ossimoro?”, ci ha chiesto poco dopo. “Il mio percorso è la prova che Londra è davvero un posto straordinario. Amo questa città, mi ha dato tutte le opportunità”, riassumeva l’uomo che pochi giorni dopo sarebbe stato eletto alla guida della capitale britannica con il 57 per cento delle preferenze.

Che lo voglia o meno, l’ascesa del figlio di una famiglia povera e musulmana al vertice di una delle città più cosmopolite del mondo (8,7 milioni d’abitanti, un milione dei quali di fede islamica) è considerata un evento storico.

Fatte le dovute proporzioni, Khan è per Londra quel che Barack Obama è stato per gli Stati Uniti. Lungi dal nasconderla, Khan ha esibito con orgoglio la sua differenza durante tutta la campagna elettorale. Se ci sono due cose che tutti i londinesi sanno di lui è che è figlio di un conducente di autobus pachistano e che è musulmano. E Khan ha fatto proprio di questi due dettagli biografici, che in teoria non dovrebbero attirare gli elettori, i suoi principali cavalli di battaglia.

Sui volantini che ha fatto infilare in tutte le buche delle lettere della città, il candidato laburista posava davanti a un autobus a due piani come quello che suo padre aveva guidato per anni. L’ex ministro dei trasporti del governo di Gordon Brown promette di congelare i prezzi del trasporto pubblico (i più alti in Europa), dando la colpa del costo proibitivo al suo predecessore, il conservatore Boris Johnson.

Musulmano praticante, Khan sostiene di essere la persona migliore per combattere il fondamentalismo e incita i suoi correligionari moderati a “denunciare con forza l’estremismo”. I musulmani britannici “devono fare di più per estirpare questo cancro”, ha dichiarato nel novembre del 2015 dopo gli attentati di Parigi. L’uomo che si presenta come “sindaco di tutti i londinesi” critica il multiculturalismo del Regno Unito: “Abbiamo difeso il diritto delle persone a vivere secondo le loro tradizioni, a scapito della convivenza. Troppi musulmani britannici crescono senza conoscere nessuno diverso da loro”.

La promessa
Il suo terzo argomento è stato quello di essere un “ragazzo cresciuto nelle case popolari”, il che gli ha permesso di presentarsi come paladino della lotta che più interessa ai londinesi: quella contro i folli prezzi del mercato immobiliare, dovuti in particolare alla mancanza di edilizia popolare. “A Londra bisogna spendere metà dello stipendio per pagare l’affitto o le rate del mutuo”, ha detto. “Non sono più solo i conducenti di autobus o gli insegnanti che fanno fatica a tirare avanti, ma anche i medici, i dirigenti e i banchieri”.

La sua storia è la storia di Londra, ha ripetuto per tutta la campagna elettorale, facendo della favola della sua ascesa sociale il trailer delle sue ambizioni per una metropoli globale il cui dinamismo è ammirato in tutto il mondo. “La promessa di Londra è sempre stata: qualunque sia la tua origine, se lavori duro troverai una mano pronta ad aiutarti e potrai arrivare ovunque. È quello che è successo a me”, ha spiegato. “Ma oggi troppi londinesi, in particolare i giovani, non riescono più a esprimere il loro talento. Il costo della vita è fuori dalla loro portata e nessuno li aiuta più. Come sindaco di Londra, voglio essere quella mano in grado di aiutare i londinesi di ogni origine”.

Poi è passato a elencare le tappe della sua ascesa. È cresciuto in una casa popolare sovraffollata nel quartiere popolare di Tooting con i suoi sei fratelli e sua sorella, figlio di due genitori che lavoravano duro: suo padre faceva gli straordinari tutti i giorni tranne la domenica, quando portava i figli al museo, mentre la madre faceva la sarta e la casalinga. Ha dovuto fare i conti con il razzismo quotidiano, a volte facendo ricorso alla sua esperienza di pugile. I professori della scuola pubblica lo hanno incoraggiato ad andare all’università, dove ha studiato giurisprudenza e si è specializzato nella difesa dei diritti umani, come la moglie Saadiya.

Poi Khan ha parlato della sua carriera politica: consigliere comunale a 24 anni, deputato di Tooting a 34, ministro a 37. “Il primo musulmano a entrare nel consiglio privato della regina”, è stato detto di lui quando Brown gli ha affidato il ministero dei trasporti, nel 2009. Ha chiesto di prestare giuramento sul Corano invece che sulla Bibbia, ma dato che a Buckingham Palace non ne avevano uno ha dovuto portare il suo.

L’incubo dei terroristi
A forza di mettere le sue origini e la sua religione al centro della campagna elettorale, Khan ha finito per essere ripagato con la stessa moneta. Il premier David Cameron lo ha accusato di aver “fatto da copertura per degli estremisti”. I giornali conservatori hanno pubblicato delle foto che lo ritraevano in cattiva compagnia: insieme a Suliman Gani, un imam estremista della sua circoscrizione, o alla riunione di un collettivo “contro il terrore politico” sostenuto da Al Qaeda.

Sul Mail on Sunday il suo rivale conservatore Zac Goldsmith è arrivato ad accostare il suo nome agli attentati terroristici del 2005. Khan ha risposto che agli incontri pubblici “non si sa sempre chi parlerà dopo di te” e che, in quanto avvocato specializzato nei diritti umani, si è naturalmente trovato a difendere dei “personaggi disgustosi”. “L’islam è una parte di me”, ha spiegato Khan. “Ma come tutti ho più di un’identità: sono un londinese, un britannico, un asiatico d’origine pachistana, un tifoso del Liverpool, un padre, un marito, un laburista e un musulmano”. Khan è praticante (non beve alcol e digiuna durante il Ramadan) ma tollerante. È stato attaccato dai musulmani conservatori quando si è schierato a favore del matrimonio gay.

Secondo la giornalista Yasmin Alibhani-Brown, la sua elezione è un colpo alla retorica antioccidentale degli estremisti e rappresenta il peggior incubo dei terroristi: “Se un musulmano può essere eletto da milioni di cittadini di tutte le origini per guidare una delle più grandi città del mondo”, scrive Alibhani-Brown sul Guardian, “come possono continuare a dire che i musulmani non hanno un futuro in Europa o che gli occidentali li odiano?”.

Politicamente, Khan si presenta come un moderato, pragmatico e filoeuropeo. Mentre il Partito laburista collezionava sconfitte, lui ha ottenuto una vittoria dopo l’altra. Per prima cosa ha permesso a Ed Miliband, di cui era il braccio destro, di essere eletto alla testa del partito battendo il fratello David. L’ex leader lo ha ringraziato nominandolo ministro di Londra nel suo governo ombra, un trampolino per la sua candidatura a sindaco. Khan ha guidato la campagna per le legislative del 2015 a Londra dove, su un terreno sociologicamente favorevole, ha aiutato i laburisti a conquistare 45 seggi su 73.

Per garantirsi l’appoggio della sinistra del partito e battere la blairiana Tessa Jowell alle primarie per la scelta del candidato a sindaco di Londra, Khan ha ricordato di essersi opposto alla guerra in Iraq e di aver firmato il documento che ha permesso a Jeremy Corbyn di candidarsi a leader del Partito laburista nel settembre del 2015.

Ma dopo aver ottenuto l’investitura, Khan ha preso le distanze da Corbyn, accusandolo di rafforzare l’immagine “antisemita” dei laburisti a causa dei suoi con- tatti con Hamas e Hezbollah. Ha anche definito un errore la sua scelta di non cantare l’inno God save the queen alle cerimonie ufficiali. Durante la campagna elettorale di Khan a Londra, Corbyn non è praticamente mai apparso a ianco del candidato laburista.

Il figlio del conducente di autobus ha sedotto una parte della City promettendo di essere “il sindaco più favorevole agli affari che Londra abbia mai conosciuto”. Un’affermazione curiosa per l’uomo che prenderà il posto dell’ultraliberista Boris Johnson. Khan vuole “aiutare le aziende a prosperare” e promette di non aumentare le tasse.

Di fronte ai prezzi astronomici degli immobili, l’ex ragazzo delle case popolari non ha promesso un controllo degli affitti (cosa che esula dalle competenze del sindaco) né espropri, ma la costruzione di nuovi alloggi e la caccia ai proprietari disonesti. Il suo intuito politico l’ha spinto a lasciar perdere il suo sostegno all’espansione dell’aeroporto di Heathrow, una posizione inaccettabile per i londinesi, e a favorire invece quello di Gatwick, molto più distante dalla capitale.

Amici europei
Il suo impegno filoeuropeo invece è una costante. “Come potete pensare che il sindaco di una città dove più di cinquecentomila posti di lavoro sono legati direttamente all’Unione europea possa essere favorevole a uscire dall’Europa?”, ha chiesto Khan, per poi lanciarsi in un elogio della diversità culturale e culinaria che gli immigrati dal continente hanno portato a Londra: Khan sa bene che “questi amici” fanno parte del corpo elettorale e hanno diritto di voto alle amministrative.

La battaglia del pugile laburista è appena cominciata. Il suo predecessore Johnson punta a sostituire Cameron al governo. Il primo sindaco musulmano di una capitale europea subirà molti attacchi, ma l’uomo che “non perde mai” è abituato fin dall’infanzia a restituire i colpi.

Con una veemenza quasi eccessiva sostiene di non avere alcuna ambizione di diventare primo ministro. Ma di certo non ignora di essere salito su un fantastico trampolino politico.

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