Lo Stato e la Confessione Cattolica: l’Accordo di Villa Madama

18 febbraio 1984: il Segretario di Stato Cardinale Agostino Casaroli, Bettino Craxi, e Arnaldo Forlani firmano il nuovo Concordato tra Italia e Vaticano

18 febbraio 1984: il Segretario di Stato Cardinale Agostino Casaroli, Bettino Craxi, e Arnaldo Forlani firmano l’Accordo di Villa Madama

1. Verso la modifica del Concordato del 1929

Fino al 1948 i rapporti tra lo Stato italiano e Chiesa Cattolica, come sappiamo, erano regolati dai Patti Lateranensi del 1929.

L’entrata in vigore della Costituzione significò, però, non soltanto la sostanziale modifica dell’assetto istituzionale (passaggio dalla monarchia alla repubblica), ma anche e, soprattutto, l’introduzione ovvero la formalizzazione costituzionale di principi e norme rilevanti (anche) per il fenomeno religioso.

Inizia, così, quella che in dottrina è stata definita la “nuova stagione” delle relazioni tra Italia e Santa Sede.

È bene precisare che già in seno all’Assemblea costituente, nel momento in cui doveva delinearsi la disciplina riguardante il fenomeno religioso e, quindi il rapporto tra lo Stato e le Confessioni religiose, venne in rilievo il problema della legislazione ecclesiastica riguardante il periodo del biennio 1929-1930. Tale legislazione, infatti, alla luce dei principi costituzionali, di libertà ed uguaglianza ed in particolare quello di laicità (il quale pur non essendo stato formalmente costituzionalizzato, ben poteva intendersi sotteso a molte norme costituzionali) presentava delle antinomie con l’adottanda Costituzione italiana.

Il problema emerse, in particolare, quando si trattò di formulare l’attuale art. 7 della Costituzione: i termini della questione riguardavano il richiamo (o meno) dei Patti Lateranensi nella Costituzione, per il richiamo in essi contenuto dell’art. 1 dello Statuto Albertino che affermava essere la religione cattolica la sola religione di Stato.

La soluzione adottata dai Padri costituenti è nota: si optò, cioè, per il richiamo dei Patti Lateranensi nel testo dell’attuale art. 7 della Cost., con l’impegno, tuttavia, di revisionare il testo del 1929.

La citata “nuova stagione” nei rapporti tra Stato Italiano e Santa Sede inizia così intorno agli anni ’60, quando nel dibattito politico, si faceva sempre più centrale la questione circa la compatibilità tra la legislazione del 1929-1920 e i citati principi costituzionali concernenti il fenomeno religioso.

In quegli anni, poi, numerose leggi contribuirono a creare le condizioni per un sostanziale intervento normativo che riequilibrasse la situazione (legge sul divorzio; la riforma della scuola materna e secondaria; obiezione di coscienza al servizio militare; la riforma sul diritto di famiglia; l’istituzione dei consultori familiari; legge sull’obiezione di coscienza, sull’assistenza e beneficenza).

In tale contesto prende l’avvio il “lungo” periodo delle trattative tra la Santa Sede ed il Governo Italiano. La Camera dei Deputati approvò una mozione per la revisione del Concordato; mentre il Ministro di Grazia e Giustizia verso la fine del 1968 istituisce una Commissione di Studio (che s’insedio nel marzo 1969) presieduta dall’onorevole Gonella, proprio per analizzare, i presupposti, contenuti, le modalità, per poter procedere – alla luce delle procedura previste dalle norme costituzionali – alla revisione del Concordato del 1929 per adeguarlo, come detto, allo ‘spirito’ della Costituzione. Tali lavori si conclusero nel luglio del 1969 con una relazione presentata allo stesso Ministro.

Immediatamente dopo, cominciano ad emergere profili di tensione tra Stato e Chiesa al momento dell’approvazione della legge sul divorzio: il Governo venne così incaricato di promuovere un negoziato con la Santa Sede per poter procedere alla necessaria modifica.

I lavori delle due delegazioni si protraggono fino al 1983 e il 18 febbraio 1984 , il Presidente del Consiglio, l’onorevole Bettino Craxi, siglava l’Accordo di Villa Madama, ratificato e reso esecutivo con la legge 121/1985. Per la Santa Sede l’Accordo veniva firmato dal Segretario di Stato Cardinale Agostino Casaroli.

2. L’Accordo di Villa Madama

L’Accordo di Villa Madama (detto anche Accordo del 1984 o Nuovo Concordato):

  1. è stato firmato a Roma (Villa Madama) il 18 febbraio 1984, dal Presidente del Consiglio Bettino Craxi e dal Segretario di Stato Cardinale Agostino Casaroli;
  2. intitolato “Accordo di modificazioni del Concordato lateranense”;
  3. ratificato e reso esecutivo in Italia con la legge n. 121 del 25 marzo 1985, pubblicata in Gazzetta Ufficiale – Suppl. ord. – n. 85 del 10 aprile 1985.

2.1 Contenuti dell’Accordo

A differenza del Concordato del 1929 – composto di ben 45 articoli – l’Accordo del 1984 si articola in 1 preambolo, 14 articoli ed 1 Protocollo addizionale di 7 punti. Vista l’esiguità degli articoli, in dottrina si è parlato di accordo-quadro: in esso sarebbero contenuti i principi per la disciplina delle singole materie, rinviando per la disciplina di dettaglio, a successivi accordi o intese tra le autorità competenti dei due ordinamenti.

Nel Preambolo, si fa riferimento alla trasformazione della società italiana a partire dalla Costituzione repubblicana e all’importanza del Concilio Vaticano II nella vita della Chiesa cattolica

Nei 14 articoli sono concentrati i principi ispiratori dei nuovi rapporti tra Stato e Chiesa in Italia:

  • indipendenza e sovranità delle due Parti ciascuno nel proprio ordine e principio della reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del Paese (art. 1);
  • riconoscimento da parte dello Stato alla Chiesa della “Libertas Ecclesiae” (alla Chiesa), della piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione; è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero, del ministero spirituale e della giurisdizione in materia ecclesiastica, di libertà di comunicazione e di corrispondenza, di libertà di pubblicazione e diffusione degli atti e documenti relativi alla missione della Chiesa, di piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero, del particolare significato che Roma sede vescovile del Sommo Pontefice, ha per la cattolicità (art. 2);
  • principi generali riguardanti le circoscrizioni delle diocesi e delle parrocchie e la nomina delle autorità ecclesiastiche (art. 3);
  • principi e norme riguardanti gli ecclesiastici (art. 4);
  • principi e norme riguardanti gli edifici di culto (art. 5);
  • riconoscimento delle festività religiose determinate da intese tra le Parti (art. 6);
  • principi e norme riguardanti gli enti ecclesiastici, istituzione di una Commissione paritetica italo-vaticana per la formulazione di norme riguardanti enti e beni ecclesiastici e per la revisione degli impegni finanziari dello Stato italiano e degli interventi del medesimo nella gestione patrimoniale degli enti ecclesiastici (art. 7);
  • regolamentazione della materia riguardante il matrimonio concordatario (art. 8);
  • principi riguardanti le scuole cattoliche e l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche (art. 9);
  • principi riguardanti gli istituti universitari, i seminari, le accademie, i collegi e gli altri istituti per ecclesiastici e religiosi, nomine docenti e riconoscimento dei titoli accademici ecclesiastici (quest’ultimo aspetto demandato ad intese tra le Parti) (art. 10);
  • principi riguardanti la tutela della libertà religiosa nelle Istituzioni segreganti (Forze amate, polizia, ospedali, istituti di pena) e l’assistenza religiosa nelle stesse (art. 11);
  • principio della collaborazione per la per tutela del patrimonio storico ed artistico. Demanda a successive intese tra le Parti per la salvaguardia, la valorizzazione e il godimento dei beni culturali d’interesse religioso appartenenti ad enti e istituzioni ecclesiastiche e per la conservazione e la consultazione degli archivi d’interesse storico e delle biblioteche (art. 12);
  • previsione di ulteriori intese tra le Parti per ulteriori materie per le quali si manifesti l’esigenza di collaborazione tra la Chiesa cattolica e lo Stato (art. 13.2);
  • in caso d’insorgenza di difficoltà d’interpretazione o di applicazione delle disposizioni inserite nell’Accordo la Santa Sede e la Repubblica italiana affideranno la ricerca di un’amichevole soluzione ad una Commissione paritetica da loro nominata (art. 14).

Il Protocollo addizionale consta di 7 articoli aventi lo scopo di assicurare con opportune chiarificazioni la migliore applicazione dei Patti lateranensi e delle convenute modificazioni e di evitare ogni difficoltà di interpretazione. Tale Protocollo fa parte integrante dell’Accordo.

Le precisazioni e chiarimenti riguardano gli artt. 1, 4, 7, 8, 9 e 10 dell’Accordo.

Le precisazioni più rilevanti e dettagliate riguardano la materia matrimoniale (art. 4 del Prot. add. in relazione all’art. 8 Acc.) e quella scolastica (art. 5 del Prot. add. in relazione all’art. 9 Acc.).

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